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Multa per divieto di sosta: sanzioni e ricorsi

Consigli per la guida
14 Luglio 2026

Trovarsi un foglietto rosa sotto il tergicristallo è l’incubo di ogni automobilista, specialmente quando si è in vacanza o in una città che non si conosce bene. La multa per divieto di sosta è una delle sanzioni più comuni, ma spesso genera confusione su costi, tempistiche e modalità di pagamento: in questo articolo ti aiutiamo a capire come muoverti tra le pieghe della burocrazia ed evitare che un semplice errore di distrazione si trasformi in un salasso.

Multa per divieto di sosta: guida a sanzioni, costi e ricorsi

Il codice stradale per il divieto di sosta stabilisce in modo chiaro, principalmente attraverso gli articoli 157 e 158, dove e come non si può lasciare il veicolo. Che si tratti di un passo carrabile, di una zona riservata ai residenti o di un’area con pulizia strade, la violazione comporta sempre una sanzione amministrativa.

L’ importo per il divieto di sosta non è fisso, ma varia in base alla gravità dell’infrazione. In genere, per le violazioni meno gravi (come il superamento dell’orario sulle strisce blu), la cifra si aggira intorno ai 42 euro. Tuttavia, se la sosta avviene in spazi riservati ai disabili o alle corsie dei mezzi pubblici, la sanzione può salire sensibilmente.

La situazione si complica nel caso di multa per divieto di sosta con rimozione. In questa circostanza, oltre alla sanzione pecuniaria, il proprietario dovrà farsi carico delle spese di intervento del carro attrezzi e del deposito del veicolo, portando la spesa complessiva a cifre molto elevate (spesso superiori ai 150-200 euro).

Se paghi la sanzione per divieto di sosta entro 5 giorni dalla notifica (o dal ritrovamento dell’avviso sul parabrezza, se il comune lo prevede), hai però diritto a una riduzione del 30% sull’importo.

Quando e come contestare la multa per divieto di sosta

Non sempre il verbale è inattaccabile. Esistono casi specifici in cui è possibile contestare una multa per divieto di sosta e chiederne l’annullamento. Ecco i motivi più frequenti per fare ricorso:

  1. Segnaletica assente o invisibile se il cartello di divieto è coperto da vegetazione, imbrattato o mancante;
  2. Vizi di forma, vale a dire errori palesi nel verbale, come targa errata, modello dell’auto sbagliato o indicazione imprecisa di data e ora;
  3. Stato di necessità: parliamo unicamente di casi rari e documentabili, come un’emergenza medica improvvisa.

Per impugnare l’atto si può ricorrere al Prefetto entro 60 giorni; si tratta di un atto gratuito ma con rischio di raddoppio della sanzione in caso di rigetto. L’alternativa è rivolgersi al Giudice di Pace entro 30 giorni: in questo caso è previsto un pagamento del contributo unificato.

Multe e auto a noleggio: cosa succede?

Se hai preso una multa mentre stavi utilizzando una vettura a noleggio, la procedura è diversa. Di solito, la società di noleggio riceve il verbale e lo “rinotifica” all’effettivo conducente fornendo i tuoi dati alle autorità.

Quasi tutte le compagnie addebitano una penale amministrativa (spesso tra i 30 e i 50 euro) per la gestione burocratica della pratica, che viene prelevata direttamente dalla carta di credito. Una volta che riceverai il verbale a casa dal Comune, dovrai provvedere tu stesso al pagamento della multa vera e propria. In ogni caso, consulta sempre le policy applicate dalla tua agenzia di noleggio.

Ricorda che, dalla data dell’infrazione, le autorità hanno 90 giorni di tempo per notificare il verbale al proprietario del veicolo. Se la notifica arriva oltre questo termine, la multa è tecnicamente nulla, ma dovrai comunque presentare ricorso per farla annullare ufficialmente.

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